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La viticoltura nell’ Alto Adige
In 52 dei 116 comuni della provincia si pratica una viticoltura di qualificato livello.
Non c'è paesaggio più vario e più imprevedibile dell'Alto Adige: un armonico alternarsi di monti e valli, le cime altissime eternamente innevate, le Dolomiti, frutteti e vigneti che il sole domina sovrano: è difficile trovare in Europa una regione ugualmente ricca di contrasti tanto accattivanti. Uno scenario variopinto e movimentato si apre a sud delle Alpi, nella provincia italiana più a nord.
Due terzi della superficie provinciale si collocano ad un'altitudine di 1.500 m sul livello del mare. Il 40% del territorio è coperto da boschi. Solo una scarsa percentuale della superficie provinciale si trova sotto gli 800 metri. Proprio qui, su 4.900 ettari, nascono i vini dell'Alto Adige.
Innumerevoli generazioni di viticoltori hanno contribuito a fare dell'Alto Adige una zona vitivinicola di alta vocazione.
La ricchezza di vitigni dell'Alto Adige è senza dubbio il risultato di condizioni climatiche eccezionalmente favorevoli alla viticoltura.
Le Alpi fungono da barriera meteorologica contro i freddi venti del nord mentre, da sud, provengono i benefici influssi mediterranei. Ogni anno si contano in media 1.800 ore di insolazione che, abbinate ad una temperatura media propizia di 18° C, durante il periodo di vegetazione offrono alla vite un habitat più che favorevole.
Una buona distribuzione delle precipitazioni, terreni morbidi, ben arieggiati e quindi facilmente riscaldabili - in prevalenza terreni calcarei e morenici e stratificazioni fluviali retaggio dell'ultima glaciazione - contribuiscono a una migliore produzione della vite.
Naturalmente, anche la collocazione dei vigneti ad altitudini diverse, fino ai 1000 metri sopra il livello del mare, il loro orientamento, le ore di insolazione e la composizione del suolo influiscono sulla qualità dei vini. Tutti questi fattori contribuiscono in misura notevole alla differenziazione fra i vini provenienti dalle diverse zone della provincia.
Oltre alle condizioni climatiche, che devono essere ideali - la temperatura media propizia, la buona distribuzione delle precipitazioni, le ore di insolazione - anche il terreno contribuisce a una migliore produzione. Clima e terreno stanno in stretta correlazione e influenzano notevolmente lo sviluppo della vite.
A seconda della loro grana, ossia delle dimensioni delle particelle minerali che li compongono, i terreni agrari vengono distinti in sciolti (o leggeri) e in compatti (o tenaci); fra questi due tipologie si colloca la gamma dei terreni a grana media.
Uno scarso 13% della superficie vitata dell'Alto Adige è caratterizzato da terreni sciolti costituiti in prevalenza da particelle grossolane di sabbia o ghiaia derivanti per lo più da depositi fluviali o morenici dell'ultima glaciazione. Li troviamo nei pendii e nei colli della Valle Isarco, della conca di Bolzano e Merano e in zone dell'Oltradige. Il loro contenuto di argilla li rende morbidi, ben arieggiati e permeabili all'acqua.
Il 70% dei vigneti dell'Alto Adige cresce invece su terreni a grana media costituiti da materiali sedimentari e morenici frammisti a particelle minutissime di argille e limo che accrescono l'attitudine ad assorbire e trattenere l'acqua. La maggiore compattezza va a scapito dell'aerazione.
Il 17% dei nostri vigneti affonda poi le radici in terreni compatti; tali, sono specialmente a Termeno, Cortaccia e alle falde della bastionata della Mendola. L'alto contenuto di materiali calcarei ed argillosi conferisce a questi suoli una grande capacità di accumulo dell'acqua e di humus.
In Alto Adige il classico sistema di coltura della vite è quello a pergola. Nei nuovi impianti la distanza consigliata dal Centro di Consulenza deve essere tale da consentire un irraggiamento ottimale, una buona aerazione e comodità nella lavorazione. Per tali motivi si sconsigliano pergole ed archi. Sulla base di questi dati, Fritz Menke reputa utile una conversione del 40-50% degli impianti a pergola. Per tutte le varietà, eccezione fatta per la Schiava, su pianure e pendii va affermandosi progressivamente il sistema francese a "Guyot". Molti viticoltori lo hanno implementato nei loro vigneti dopo averne appurato i vantaggi in termini di costi, di lavorazione, di produzione e di incremento della qualità (mantenendo la giusta distanza tra le piante e prestando le cure necessarie). La distanza ravvicinata non sovraccarica la vite garantendo una qualità migliore e più uniforme.
Produzione – dall’ uva al vino
La vendemmia in Alto Adige ha luogo normalmente, nelle settimane fra metà settembre e fine ottobre. La data esatta viene determinata dal grado di maturazione delle uve e può quindi variare moltissimo secondo zona e varietà.
All'arrivo in cantina l'uva viene controllata dal maestro cantiniere e vinificata, secondo qualità e provenienza, nei contenitori di fermentazione. La successiva lavorazione del mosto avviene con criteri diversi, a secondo che si desideri produrre vini bianchi, rosati o rossi. Per i bianchi e i rosati, subito dopo la torchiatura, il mosto viene separato dalle vinacce (bucce, semi e piccioli). I vini rossi, invece, fermentano sulle vinacce, per un periodo variante da 8 a 14 giorni. I vini che ne derivano, si distingueranno così per corpo e colore.
Dopo la fermentazione, il maestro cantiniere provvederà a conservare, maturare e invecchiare il vino a regola d'arte. La maggior parte dei vini bianchi, e la Schiava dell'Alto Adige, si distinguono per il loro aroma fruttato e fresco. La stagionatura, breve, avviene di norma in tini di legno grande e in container di acciaio. Solo determinati vini bianchi o i vini rossi più strutturati come il Lagrein, il Pinot nero, il Merlot e il Cabernet vengono invecchiati in botti o in barriques di rovere. Dopo 2 anni di maturazione, possono fregiarsi dell'appellativo "Riserva". A maturazione completa, il vino viene poi affinato in bottiglia. Solo a questo punto arriva sul mercato: talvolta pronto giovane per essere gustato, o destinato all'invecchiamento nella cantina di casa.
Le aziende dell'Alto Adige hanno sempre rispettato una condizione basilare: il vino deve essere secco, cioè senza zuccheri residui. Una norma che vale per tutti: fatta eccezione per i vini da dessert, i vini dolci e il Traminer aromatico demi-sec
Vini e vitigni
In 52 dei 116 comuni della provincia si pratica una viticoltura di qualificato livello. Alla nota e spesso decantata varietà del paesaggio altoatesino corrisponde una varietà altrettanto ampia di uve. Una ricchezza di vitigni che è senza dubbio il risultato di condizioni climatiche eccezionalmente favorevoli e della composizione dei suoli nelle diverse zone. Tre sono i vitigni e i vini autoctoni dell'Alto Adige: la Schiava, il rosso più tipico e diffuso dell'Alto Adige, il Traminer aromatico, oggi conosciuto in tutto il mondo e il Lagrein scuro, un riscoperto vino di spessore internazionale.
Da circa un secolo si coltivano però in Alto Adige anche altri importanti vitigni "internazionali": Pinot nero, Merlot, Cabernet sauvignon e franc, Pinot bianco, Chardonnay, Pinot grigio, Silvaner, Müller-Thurgau, Riesling, Sauvignon, Veltliner verde e Kerner. Il moscato rosa, una specialità dell'Alto Adige e il moscato giallo come vini da dessert completano la gamma.
La produzione vinicola attuale oscilla tra i 300.000 e i 400.000 ettolitri. Il 65% è rappresentato dai vini rossi, il 35% dai vini bianchi. L'uva base per l'80% dei vini è la Schiava in tutte le sue sottovarietà, mentre fra i bianchi, predominano per quantità, il Pinot bianco e lo Chardonnay. A ciò si aggiungono poi circa 200.000 bottiglie di Spumante Alto Adige di qualità a base di uve Pinot bianco, Chardonnay e Pinot nero secondo il metodo tradizionale della rifermentazione in bottiglia.
Classificazione
Dal 1963 la coltivazione, la produzione e la vendita dei vini sottostanno ad una severa regolamentazione e sono tutelate con il marchio DOC (> norme di produzione). Oggi il 98,8% dell'intera superficie vitata in Alto Adige è tutelata in tal senso all'origine e ciò attribuisce all'Alto Adige il primato assoluto rispetto a tutte le altre regioni italiane.
Nelle zone di produzione vinicola altoatesina regolamentate da queste norme, il vino ha ottenuto la denominazione d'origine. La regolamentazione DOC protegge il produttore da abusi della denominazione d'origine e ne garantisce al consumatore la garanzia di provenienza del vino.
Tutti i vini DOC sono sottoposti a severi controlli di qualità che cominciano nel vigneto dove si stabilisce con esattezza la produzione massima ammessa in ettolitri per vitigno. Le norme di produzione stabiliscono altresì il grado alcolico minimo naturale, il tasso alcolico minimo al consumo, il tasso minimo di acidità e il valore minimo di estratto senza zucchero. Il rispetto dei disciplinari di produzione viene accertato costantemente mediante analisi chimiche ed organolettiche. Determinati vini come ad esempio il Pinot nero, il Lagrein o il Cabernet dopo un invecchiamento di due anni in botti di legno possono fregiarsi dell'appellativo "Riserva".
A tutti gli amici del vino, i quali vorrebbero avere
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e il sito della Cantina
di Caldaro.
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