Le tappe storiche salienti della Val Pusteria
La Val Pusteria venne colonizzata già in età preistorica. I primi reperti sono databili attorno alla tarda Età della
pietra; altri sono riconducibili all'Età del bronzo e del ferro. Nei
secoli, l'appetibilità di questa vallata ha visto molti regnanti
combattersi, per avere la supremazia della valle, fino a quando i Romani la occuparono circa 2.000 anni or
sono. In Pusteria vi sono anche numerosi siti archeologici, quali quelli di S. Lorenzo di Sebato
(Sebatum) e di S. Candido (Littamum), che hanno portato alla luce i resti di basi militari
romane, valide testimonianze del loro dominio in questa zona. A suo tempo, queste basi servivano da posti di guardia lungo una strada
militare, che portava fino ad Aguntum (presso Lienz, in Austria).
Caduto l'Impero Romano di Occidente, questo territorio - come del resto l'intera Italia settentrionale - finì sotto il domìnio di
Germani, Ostrogoti e Longobardi. Nel VII secolo, invece, la valle dal clima rigido divenne la nuova patria dei
Baiuvari, che respinsero la popolazione originaria, quella retica, nelle valli
secondarie. Tra loro e le enclavi slave, spintesi persino nell'Alta Val
Pusteria, vennero combattute numerose, sanguinose battaglie.
Qui, assieme alla lingua tedesca, i Baiuvari diffusero anche la fede
cristiana. In quest'ambito, può essere certamente collocata la fondazione del convento di S.
Candido, risalente al 769, sotto l'ègida del duca Tàssilo. Nei tempi che
seguirono, il Ducato bavaro - che si estese oltre lo spartiacque pusterese di Dobbiaco - subì la crescente influenza dei Franchi
finchè, nel 773/774, Carlo Magno conquistò il Regno longobardo. Nel 787 il ducato venne così definitivamente annesso al Regno dei
Franchi.
Gli imperatori germanici, intendendo ricostituire il Sacro Romano Impero di
"nazione tedesca", non riuscirono a tanto, ma effettuarono sforzi determinanti
che, alla fine, portarono all'unificazione della Germania e
dell'Italia. Enrico II e Corrado II realizzarono le sedi (diocesi) dei principi-vescovi di Trento e
Bressanone. Nel 1091, la Val Pusteria fu assegnata proprio al Principe-Vescovo di
Bressanone, che nel 1091 ottenne anche la Val Pusteria. Per riguardo alla loro preminente funzione
clericale, questi vescovi cedettero i loro poteri laici sulla contea a diverse famiglie
aristocratiche. Cosicché, nel 1271 la Val Pusteria finì in mano al conte di
Görz-Tirol/Gorizia-Tirolo.
Sotto il domino dei Vescovi di Bressanone e dei Conti di Gorizia e
Tirolo, la Val Pusteria, rigida e inospitale com'era stata sino ad
allora, venne trasformata in terra coltivata, conferendole quell'impronta paesaggistica
che, ancora oggi, la contraddistingue. Nel 1363, Margharethe
Maultasch, vedova del Duca Ludovico di Bavaria, cedette (con l'assenso degli stati
nobili) la contea a Rodolfo IV d'Asburgo. Successivamente, la Bavaria avrebbe poi rinunciato formalmente al
Tirolo, nella "Pace di Schärding". La Val Pusteria, però, tornò ai Conti del Tirolo solo dopo l'estinzione della linea dinastica dei Conti di
Gorizia, attorno il 1500. La linea tirolese degli Asburgo, invece, si estinse nel 1665.
Da allora, le sorti di questa zona vennero sempre decise a Vienna. Nella prima guerra di coalizione (1792-1797), alcune battaglie vennero combattute anche su suolo
tirolese. Nella battaglia di Spinges, a Chiusa di Rio Pusteria, nell'aprile del 1797 un corpo dell'armata francese
(guidato dal generale Joubert), che si avvicinava pericolosamente da Sud, venne costretto alla
ritirata.
Nel 1803, i principati vescovili di Trento e Bressanone vennero
sciolti. A causa della sconfitta nella terza guerra di coalizione, il Tirolo nel 1805 cadde sotto il dominio della
Baviera. Nel 1809, però, i tirolesi insorsero contro il dominio
bavarese. L'Austria perse, e venne suddivisa in tre parti. Per questo
motivo, Bolzano e gran parte dei Dolomiti vennero successivamente annessi
all'Italia: la Val Pusteria, da Est di S. Candido in poi, invece, venne ceduta alle provincie
illiriche.
Dopo la caduta di Napoleone, e a seguito del Congresso di Vienna (1815), il
Tirolo, le Venezie e la Lombardia divennero nuovamente austriaci. Nel 1859,
invece, durante il Risorgimento l'Austria perse la Lombardia e nel 1866 anche le
Venezie. Per questo motivo l'Italia, dal canto suo, rinunciò all'Alto
Adige, al Trentino e all'Istria, nonostante si trattasse di luoghi importanti per gli
Irridentisti, che si battevano per l'annessione di territori italiani "non ancora
riscattati".
Dopo la prima guerra mondiale, il trattato di pace di St. Germain (10.09.1919) stabilì che l'Alto Adige dovesse nuovamente rientrare nei confini
italiani. Nel periodo del Ventennio, caratterizzato dal fascismo, l'Alto Adige subì una politica di radicale
italianizzazione, che trovò il suo culmine nel 1939 nel patto concluso tra Hilter e Mussolini. Esisteva un progetto di sfollamento degli altoatesini di madrelingua tedesca. Anche dopo la seconda guerra
mondiale, la
Questione altoatesina è rimasta per lungo tempo irrisolta.
Allorché, 120 anni fa, a seguito dell'inaugurazione della linea ferroviaria della Val
Pusteria, i primi turisti e scalatori scoprirono questa verde
valle, rimasero affascinati dalla maestosa spettacolarità del paesaggio delle Tre Cime di
Lavaredo, del Lago di Braies e dall'armonia tutta della Pusteria. Perché il turismo dell'Alta Val Pusteria si
affermasse, erano stati determinanti i luoghi di cura signorili dell'epoca ancora
imperial-regia, prima della Grande Guerra. La loro acqua purissima ed i loro bagni godevano di fama
mondiale, ed ancora oggi queste località promuovono manifestazioni
importanti, quali le "Settimane musicali di Gustav Mahler", oppure i concorsi Interski o FIS, ponendo così marcati accenti culturali e sportivi di valenza nazionale e
internazionale.
L’ Alto Adige e l’ Autonomia
Ancora prima della seconda guerra mondiale e nell'immediato
dopoguerra, i rappresentanti sudtirolesi e il Governo provvisorio austriaco si impegnarono per ottenere che nelle imminenti trattative per la pace venisse pattuita la restituzione all'Austria del territorio
sudtirolese. Le potenze alleate vincitrici respinsero tuttavia tali richieste fin dall'autunno 1945, prendendo una decisione definitiva in tal senso alla fine dell'aprile 1946, nonostante i tenaci interventi da parte sudtirolese ed austriaca
(raccolta di 163.777 firme nel Sudtirolo per un referendum, manifestazione di massa il 5 maggio 1946 ad Innsbruck). L'unica via non ancora bloccata era quella di avviare delle trattative dirette fra l'Austria e l'Italia su una forma di amministrazione autonoma per il
Sudtirolo.
Un accordo di massima in merito fu trovato nel corso dei negoziati di
Parigi; l'accordo fu firmato il 5 settembre 1946 dai Ministri degli esteri di Italia ed Austria Degasperi e Gruber
(Accordo Degasperi-Gruber) ed allegato al trattato di pace con
l'Italia, all"'Accordo di Parigi", ancorando la questione altoatesina a livello
internazionale. Esso garantiva ai sudtirolesi particolari misure per la conservazione della loro identità e per il loro sviluppo economico e
culturale.
L'Accordo di Parigi prevede tra l'altro l'impegno per l'Italia di concedere al Sudtirolo poteri legislativi ed esecutivi
autonomi. Lo Stato italiano riteneva di poter assolvere a tale impegno con il varo dello Statuto di
autonomia, approvato dall'Assemblea Nazionale Costituente il 31 gennaio 1948. Con tale
Statuto, nonostante l'energica opposizione degli esponenti
altoatesini, l'autonomia prevista dall'Accordo di Parigi per il solo territorio altoatesino fu estesa anche al
Trentino, con la creazione della Regione Trentino-Alto Adige; la nuova
Regione, a stragrande maggioranza italiana, fu dotata di diritti ben più ampi rispetto a quelli riservati alla Provincia di
Bolzano. Perfino i modesti diritti autonomi accordati a quest'ultima rimasero lettera morta (in parte perché non vennero varate le necessarie norme di attuazione dello
Statuto), per cui andavano via via crescendo l'impazienza ed il disappunto dei
sudtirolesi; nel 1957 si ebbero i primi attentati dinamitardi, il 17 novembre 1957 ebbe luogo la grande manifestazione di protesta a Castel
Firmiano. Nel 1959 la Südtiroler Volkspartei (SVP) si ritirò dalla Giunta regionale, nel settembre 1959 l'allora Ministro degli esteri austriaco
dott. Bruno Kreisky sollevò la questione altoatesina per la prima volta dinanzi all'ONU a New York.
Ulteriori sforzi compiuti dalla SVP e dall'Austria rimasero
infruttuosi; nella "notte dei fuochi" dell'11 giugno 1961 furono commessi 37 attentati
dinamitardi; seguirono nuove trattative con le autorità romane che portarono esiti concreti (il 1° settembre 1961 fu insediata la
"Commissione dei 19"). Con l'andare del tempo venne concordato un intero
"Pacchetto" di misure per l'attuazione dell'autonomia, accettato a stretta maggioranza dal congresso provinciale della SVP il 23 novembre 1969 e successivamente approvato dai Governi italiano ed
austriaco.
Il "pacchetto" comprendeva 137 misure: per 97 occorreva una modifica dello Statuto di autonomia del 1948 con legge
costituzionale, otto potevano essere realizzate con norme di attuazione del menzionato statuto e 15 mediante leggi
statali, nove mediante decreti e le rimanenti con atti
amministrativi. La parte più importante del "Pacchetto" prevedeva la modifica dello Statuto allora vigente ovvero l'approvazione di un nuovo
Statuto, avvenuta con il varo della Legge costituzionale n. 1 del 10 novembre 1971
(entrata in vigore il 20 gennaio 1972) e alla quale seguì la pubblicazione di un testo
unico, sempre nel 1972 (DPR 31 agosto 1972, n. 670); il testo unico comprende le norme tuttora vigenti dello Statuto precedente e quelle del nuovo
Statuto.
Dopo 20 anni di intense trattative sono state emanate tutte le importanti misure contenute nel
"Pacchetto". La lista delle norme attuate è stata inviata il 22 aprile 1992 dal Governo italiano a
Vienna; in seguito l'11 giugno 1992 il Governo federale austriaco ha rilasciato all'ONU la cosiddetta
"quietanza liberatoria sulla vertenza altoatesina".
Il secondo Statuto di autonomia del 1972 comprende 115 articoli raggruppati in XII
titoli: costituzione della Regione e delle Province di Trento e
Bolzano, competenze della Regione e delle Province, approvazione delle
leggi, enti locali, patrimonio pubblico, finanze, ruoli del personale di uffici statali in provincia di
Bolzano, organi giurisdizionali, Corte costituzionale, uso della lingua tedesca e del
ladino, ecc. Con questo Statuto sono state ridefinite le competenze rispettivamente della Regione e delle Province di Trento e di Bolzano in maniera che alle due Province sono ora riconosciute facoltà molto più ampie rispetto al
passato. Le norme autonomistiche valgono indistintamente per ambedue le
Province; per la provincia di Bolzano sono inoltre stabilite delle norme speciali relative all'uso della
madrelingua, ai settori scuola e cultura, al bilinguismo, alla proporzionale
etnica.
Ai sensi dell'Accordo di Parigi, lo Statuto di autonomia costituisce lo strumento teso a garantire lo sviluppo linguistico-culturale dei gruppi linguistici tedesco e ladino all'interno dello Stato
italiano; peraltro, l'autonomia ha anche carattere territoriale, per cui ne beneficiano tutti e tre i gruppi linguistici presenti nel
Sudtirolo.
Il secondo Statuto di autonomia concede alla Provincia di Bolzano (e a quella di
Trento) ampia indipendenza dalla Regione e dallo Stato.
Le materie più significative di competenza della Provincia di Bolzano sono la
toponomastica, la tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e
popolare, gli usi e costumi locali, l'urbanistica e i piani
regolatori, la tutela del paesaggio, gli usi civici, l'ordinamento delle minime proprietà
colturali, l'artigianato, l'edilizia abitativa agevolata, le fiere e i
mercati, la prevenzione di calamità pubbliche, le miniere, la caccia e la
pesca, l'apicoltura e la protezione della fauna e della flora; i lavori
pubblici, i trasporti, il turismo e l'industria alberghiera; l'agricoltura e
foreste, gli espropri, il collocamento al lavoro, l'assistenza e beneficenza
pubblica, le scuole materne, l'edilizia scolastica e l'assistenza
scolastica, l'addestramento professionale;l'istruzione elementare e
secondaria; il commercio, all'igiene e sanità; le attività sportive e
ricreative, ecc.
Alla Regione sono riservate delle competenze di modesta portata, e precisamente in materia di ordinamento degli uffici
regionali, di delimitazione dei confini comunali, di tenuta dei libri
fondiari, di uffici catastali, di servizi antincendio, di ordinamento degli enti sanitari e di Camere di
Commercio.
Queste e altre conquiste hanno accresciuto la consapevolezza negli
altoatesini. La Giunta provinciale ha mostrato che l'autonomia non è qualcosa di
statico, bensì un concetto suscettibile di svilupparsi e che la provincia di Bolzano è in grado di farsi carico di compiti sempre nuovi nell'interesse della comunità e di svolgerli
efficacemente.
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito della Provincia Autonoma di
Bolzano:
www.provinz.bz.it/aprov/index_i.htm
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